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Visualizzazione dei post da marzo, 2018

The Fountain, i limiti dell'uomo di fronte alla morte

The Fountain è un progetto alquanto ambizioso. Un film in cui Darren Aronofsky vorrebbe inserire tutta la sua poetica sull'autodistruzione, la morte e la rinascita. Tuttavia, per quanto sia meravigliosamente girato, con effetti speciali incredibili, The Fountain è un'opera incompleta, che sembra non riuscire a concentrarsi con sufficiente efficienza su nessuna delle sue tematiche.

Three... Extremes, la superband asiatica dell'horror

Vedere Fruit Chan, Park Chan-Wook e Takashi Miike lavorare allo stesso film è come avere una pizza per primo, una fiorentina per secondo e una cheesecake ai frutti di bosco come dessert. Three... Extremes , raccolta di tre corti a tema horror, però, è più una competizione, che una collaborazione. Analizzando tre diversi temi del film d'orrore, i tre cineasti asiatici, ognuno proveniente da una differente scuola, propone una storia originale e unica nel suo genere.

Kakegurui, il gioco d'azzardo è tutto

Molti, probabilmente, riterrebbero Kakegurui il solito anime pieno di personaggi folli, sopra le righe e caratterizzati in modo da accattivarsi una audience finta alternativa. Probabilmente, avrebbero ragione, ma questo non deve distrarci da una cosa: Kakegurui , nonostante ciò, è un ottimo anime. Uno shonen in cui, al posto dei combattimenti, ci sono partite di gioco d'azzardo. Invece di calci e pugni, ci sono carte e dadi. Se state pensando a Yu-Gi-Oh , siete ancora più fuori strada. Kakegurui è un'esplosione d'energia, un'esperienza coinvolgente e maledettamente divertente, che pecca unicamente nella ripetitività nel canovaccio.

Fargo (prima stagione), la violenza torna in Minnesota

L'abitudine di adattare ogni possibile opera cinematografica in una serie TV è divenuta ormai fastidiosa. Tuttavia, le eccezioni degne di nota ci sono, e tra queste si fa notare senza dubbio Fargo , creata dallo sceneggiatore Noah Hawley e prodotta dai fratelli Coen, già autori del film originale. Suggestiva, impressionante, diretta con grande stile e in grado di ritagliarsi una propria identità, Fargo è probabilmente una delle migliori serie TV degli ultimi anni, per bellezza vicina a Breaking Bad e Ozark .

Bright, la magia per le strade di Los Angeles

Bright è quel tipico film che genera amore incondizionato da parte del grande pubblico, e odio scriteriato da parte della critica. Quando questa è la situazione, si sa che la verità sta nel mezzo. In giro si trova chi lo definisce persino "peggior film del 2017", una vera esagerazione se si considera che nel medesimo anno è uscito 50 sfumature di nero . Quello che propone Bright è il solito film d'azione poliziesca alla Bad Boys , ma con forti sfumature fantasy che sforano nella critica sociale. La cosa che però delude è quanto non riesca ad essere efficace in nessuna delle tre cose.

Frankenstein di Mary Shelley, il moderno Prometeo di Kenneth Branagh

Tra le tante riduzioni cinematografiche dedicate al Mostro di Frankenstein, Frankenstein di Mary Shelley spicca per essere senza dubbio la più fedele al romanzo del 1818. La versione di Kenneth Branagh, però, non brilla certo per essere la più riuscita. Il film, infatti, soffre le enormi manie di protagonismo da parte del regista, scritturatosi anche come attore protagonista, che ne danneggiano la riuscita finale. Una vera sfortuna, se consideriamo l'ottimo lavoro in fase di sceneggiatura operato da Frank Darabont.

A. I. C. O. Incarnation, il revival della fantascienza giapponese anni '90

Se io vi dicessi che Netflix propone un anime che si rifà agli anime anni '90, e che vede tra le sue maggiori ispirazioni Ghost in the Shell , Evangelion e, soprattutto, Akira , voi probabilmente pensereste che vi sto parlando di un anime incredibile. Anzi, forse mi direste che potrebbe essere uno dei migliori mai fatti. Eppure, AICO Incarnation rimane un anime che, a visione ultimata, vi fa dire che tanto, davvero tanto di più poteva esser fatto. Che quello che avete visto è solamente la bozza di un'opera molto più grande ed importante.

L'ultimo dei templari, Nicholas Cage che rovina il fantasy

Nicholas Cage è uno degli attori più attivi a Hollywood. Solo nel 2011 ha preso parte a cinque film, un numero davvero sorprendente se si considerano gli standard degli interpreti più famosi. Si sa però che "quantità" spesso non corrisponde a "qualità". In effetti, con L'ultimo dei templari tenta di darcene una conferma. Il fantasy diretto da Dominc Sena, regista che già aveva lavorato con Cage con Fuori in 60 secondi , è un vero disastro, imbarazzante sotto numerosi aspetti.

The Revenant, il potere della vendetta

Quando in The Revenant vedi Hugh Glass  girare per vallate innevate che sembrano infinite, mangiare animali non sempre morti e dormire tra i ghiacci con soltanto una pelle d'orso ed un focolaio vicino, ti chiedi come sia possibile che un uomo riesca ad andare avanti nonostante sia stato ad un passo dalla morte. Ti sorprende ancora di più scoprire che il film è ispirato ad una storia vera. Ti domandi "cosa può spingere un uomo già allo stremo, a spingersi ancora più in là?" La risposta che la storia di un cacciatore di pelli lasciato solo a morire nell'inverno canadese è una: la vendetta.

Fullmetal Alchemist: Brotherhood, il sacrificio come base dell'umanità

All'inizio di Fullmetal Alchemist: Brotherhood , allo scopo di spiegare ad uno spettatore ignaro cosa significhi l'alchimia in questo mondo, viene raccontato del principio dello "scambio equivalente": non si può creare qualcosa senza sacrificare qualcos'altro del medesimo valore. Se vuoi creare una spada d'acciaio pesante cinque chili, devi avere cinque chili di acciaio a disposizione, da trasformare nell'arma. Senza sacrificio, in altre parole, non si ottiene nulla: perché quei cinque chili di acciaio smetteranno di esistere in quella forma, una volta divenuti una spada. Il sacrificio, di fatto, è ciò che sta alla base dell'intero franchise di Fullmetal Alchemist , creato inizialmente come manga da Hiromu Arakawa. Brotherhood è la sua seconda riduzione animata, dopo che la prima era stata criticata per le divergenze col materiale originale e per l'avere, per tanto, un finale diverso. Con stile e sagacia, rende giustizia all'opera di riferi...

Lincoln, Spielberg che celebra la storia americana

Lincoln è un impressionante tributo alla storia americana, diretto da uno dei più grandi registi americani e con uno dei migliori cast mai visti nel cinema americano, ma nel ruolo del sedicesimo presidente degli Stati Uniti c'è un britannico. C'è molta ironia nella cosa. Una volta però superato questo iniziale imbarazzo, se così vogliamo chiamarlo, ci rendiamo conto che non c'è proprio nulla da ridere nella nazionalità dell'attore protagonista: perché quando abbiamo su schermo Daniel Day-Lewis, ci dimentichiamo di stare vedendo un attore che recita, e veniamo convinti che Lincoln ci stia davvero narrando le sue storie.

Era mio padre, il rapporto filiale nell'America del proibizionismo

Era mio padre è uno di quei pochi film in cui la traduzione italiana del titolo rende molto meglio dell'originale. In effetti, contestualizza immediatamente di cosa si andrà a trattare: si parla di padri e figli, del confronto tra modi diversi di intendere l'amore filiale e di fino a dove un genitore possa spingersi per il proprio pargolo. Almeno, le intenzioni di Sam Mendes erano queste: la messa in scena finale ne palesa solo una parte, finendo spesso col concentrarsi più sulla gangster story di sfondo, che sulle relazioni tra le due coppie padre-figlio antagoniste.

Fargo, sangue, soldi e neve

" Films like ' Fargo ' are why I love the movies" , raccontava l'autorevole Roger Ebert nella sua recensione del capolavoro dei Fratelli Coen nel 1996. In effetti, è difficile rimanere inermi di fronte alla bellezza di un'opera simile. Abbiamo una storia che ci viene detto essere vera, raccontata con realismo e con personaggi che potremmo incontrare nella vita di tutti i giorni. Al tutto si mescola l'incredibile bellezza dei campi innevati del Minnesota, i luoghi in cui sono cresciuti gli autori della pellicola. Cos'è, però, che rende Fargo qualcosa di così incredibile e meraviglioso?

Full Metal Alchemist, o l'alchimista di ruggine

Uno dei settori più fiorenti del cinema giapponese è quello dei film live action (quindi con attori in carne ed ossa) basati su manga e anime di successo. La maggior parte di questi prodotti sono di scarso valore, anche se esistono dovute eccezioni ( Ichi the Killer o L'Immortale , entrambi del maestro Takashi Miike). Decisamente, però, non è stato questo il caso con l'adattamento di Full Metal Alchemist , il celebre manga di Hiromu Arakawa pubblicato per nove anni sulla rivista specializzata Shonen Gangan, che ha ricevuto ben due riduzioni animate. Perché passi la volontà di proporre qualcosa di puro intrattenimento o rivolto ad un pubblico giovane: un simile prodotto sarebbe un problema anche per l'audience di riferimento. Una nota prima di proseguire: da ragazzino ho letto alcuni volumi del manga, e ho recentemente visto tutta la serie Brotherhood (la seconda serie animata, più fedele al materiale originale). Tuttavia, non ho considerato le differenze con l'ori...

L'Immortale, vendetta e sangue nel Giappone feudale

Già dal titolo potreste credere di aver bene inteso di cosa si va a parlare: la solita storia di vendetta nipponica, i soliti duelli di spade, i soliti ronin che girano il Giappone feudale, i soliti dettagli fantasy con kami e yokai. Se mi diceste che state pensando questo, vi direi che avete quasi del tutto ragione. Quindi, cosa dovrebbe portarvi a dare una possibilità a questa pellicola? Se non vi basta il fatto che sia diretta da Takashi Miike, vi consiglio di continuare a leggere.

La forma dell'acqua: il racconto dell'età adulta di Guillermo del Toro

La Forma dell'Acqua non è forse il più originale dei film che potreste vedere nella vostra vita, e forse nemmeno tra quelli che hanno mai vinto l'Oscar per il Miglior Film. Al contempo, però, rimane un'esperienza unica, poetica, magica, uno di quei film che colpiscono per il loro proporre qualcosa di nuovo pur partendo da una base alquanto vetusta.

Il labirinto del Fauno: Alice nel paese degli orrori

Devo aver avuto dodici anni quando vidi per la prima volta Il Labirinto del Fauno . Un film che riuscì a stupirmi, e che potrei definire l'iniziatore della mia passione, quella con la P maiuscola, per il cinema. Era violento, eppure delicato, una favola per bambini, eppure così matura, aveva tinte horror, ma era al contempo così magico. Non credevo, all'epoca, che si potesse fare cinema così. Ero poco più che un bambino, capitemi. Fatto sta che è davvero illuminante rivederlo una volta cresciuti, soprattutto alla luce delle vittorie di La Forma dell'acqu a agli Oscar 2018, pellicola sempre di Guillermo del Toro. Ancora oggi, in effetti, l'oscuro racconto gotico del regista messicano non ha perso il suo immenso potere evocativo: è ancora spaventoso, è ancora complesso e ha ancora un nero cuore pulsante.

C'era una volta in America: il testamento di Sergio Leone

Era il 1984 quando C'era una volta in America ,  magnus opus di Sergio Leone, debuttò nei cinema di tutto il mondo. La versione statunitense della pellicola, macellata e ridotta ad appena 139 minuti, venne molto criticata e non ricevette nemmeno una candidatura all'Oscar. Per fortuna, quella europea, di 229 minuti, venne invece apprezzata sin da subito, ed a seguito della sua diffusione sul suolo americano, permise al film di ottenere la gloria che gli sarebbe spettato sin da subito. Oggi siamo soliti definire C'era una volta in America uno dei migliori film realizzati. Dopo però 34 anni, quasi due generazione e tanti, tanti cambiamenti nel gusto e nella morale del pubblico, è ancora così?