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Fargo, sangue, soldi e neve

"Films like 'Fargo' are why I love the movies", raccontava l'autorevole Roger Ebert nella sua recensione del capolavoro dei Fratelli Coen nel 1996. In effetti, è difficile rimanere inermi di fronte alla bellezza di un'opera simile. Abbiamo una storia che ci viene detto essere vera, raccontata con realismo e con personaggi che potremmo incontrare nella vita di tutti i giorni. Al tutto si mescola l'incredibile bellezza dei campi innevati del Minnesota, i luoghi in cui sono cresciuti gli autori della pellicola. Cos'è, però, che rende Fargo qualcosa di così incredibile e meraviglioso?

Nel 1987, un uomo si reca presso la cittadina di Fargo, in Minnesota, per discutere con due uomini riguardo il rapimento della moglie (Kristin Rudrud): il suo nome è Jerry Lundegaard (William H. Macy), un venditore di automobili della vicina Minneapolis. I due poco di buono si chiamano invece Carl Showalter (Steve Buscemi), un tipo "curioso", e Gaear Grimsrud (Peter Stormare), alquanto taciturno. L'obiettivo è che i due rapiscano la consorte di Lundegaard per ottenere 80.000 $ di riscatto, metà dei quali verranno intascati dallo stesso committente, al quale serve denaro per un progetto che sta realizzando. Non può infatti chiedere aiuto al burbero ma ricco suocero (Larry Brandenburg), che per altro sembra averlo in antipatia.

Già da questo abbiamo un quadro abbastanza chiaro della situazione: un uomo, la cui ambizione va ben oltre la sua mediocrità, crede di poter risolvere i suoi problemi affidandosi ad un piano criminale bizzarro ma ben congegnato. Compie però l'errore di affidarsi a due criminali che si riveleranno tutt'altro che professionali. Il rapimento riesce, ma sulla strada i due vengono coinvolti in tre omicidi, che metteranno sulle loro tracce la poliziotta di Brainerd Marge Gunderson (Frances McDormand), per altro incinta di sette mesi. Da questo momento, avrà inizio una vera e propria spirale di violenza e sangue.

E' un thriller? E' un poliziesco? Un film drammatico? A Fargo non interessa essere etichettato. Quello che deve interessarci è il modo in cui i suoi personaggi interagiscono su schermo: come già detto, tutto ciò che vedremo è plausibile. Forse qualche volta metterete in dubbio il realismo della scena, ma al contempo non potrete ritenere nulla come davvero impossibile.
Le interazioni tra i protagonisti sono forse quello che ci interessa di più. Macy e McDormand condivideranno raramente lo schermo assieme, ma in quei pochi momenti mostreranno sorprendente chimica. Stormare e Buscemi sono la solita coppia chiacchierone-taciturno che saprebbe di già visto, non fosse che i due palesemente non si sopportano, e nascondono, sotto un'apparenza piuttosto tranquilla, una minacciosa brutalità.
Specialmente Buscemi, con il suo Carl Showalter, ruba più volte la scena: logorroico, nevrotico ma cauto, sembra un individuo incapace di far male ad una mosca. Non si rende conto di essere buffo, crede di essere un vero criminale senza scrupoli. Cosa che rende le sue violenze, i momenti in cui versa sangue, che sia suo o di altri, memorabili, e non sono pochi.
Frances McDormand, invece, che ha per la sua interpretazione vinto l'Oscar alla miglior attrice protagonista, preferisce una Marge tranquilla, vagamente atona ma gioviale, che reagisce a tutta la violenza che la circonda con poco stupore e qualche scrollata di spalle. Non ha esattamente i crismi dell'eroe di turno: è una persona qualunque, una everywoman chiamata semplicemente a fare il suo dovere e che sembra fregarsene di tutte le stranezze cui dovrà assistere. Niente "io non avevo firmato per questo!", insomma, tanti saluti ai cliché dei poliziotti in situazioni difficili o bizzarre. Qui abbiamo una persona reale.

Protagonista silenzioso della pellicola è Roger Deakins, con la sua meravigliosa fotografia. Un parcheggio innevato, soltanto un automobile visibile al centro, un uomo che vi si dirige: sembrerebbe un quadro, è la più suggestiva delle inquadrature proposte dal tredici volte candidato agli Oscar. Il Minnesota non è esattamente il primo posto degli Stati Uniti cui pensereste se vi parlassero delle meraviglie naturali del paese: Deakins riesce a restituirgli dignità, legittimità, mostrandoci come anche solamente in della neve, dei paletti e del filo spinato ci sia bellezza.

Fargo è un film che sovverte i comuni equilibri della narrativa: le pistole di Cechov ci sono, ma non sparano, i personaggi non crescono, ma anzi, vengono portati sempre più all'estremo, chiusi nelle spirali dei drammi che hanno causato. Sono loro a causare i propri guai, e sono loro a subirne le conseguenze, quando spinti in un angolo. Per quanto possano ingegnarsi, dovranno pagarne il prezzo. Uno direbbe che impareranno qualcosa da questo, ma in verità non sarà così, o per lo meno, non è ciò che deve interessarci. E' la loro incapacità di leggere gli eventi e il mondo che li circonda ad averli portati sin qui, la loro mediocrità. Questo è il vantaggio che ha su di loro, invece, l'agente Gunderson. Il resto è aria fritta.

Fargo, probabilmente, è uno di quei film che andrebbero visti almeno una volta nella vita. Probabilmente, guardarlo una volta non è abbastanza: io, dopo due visioni, sono ancora insoddisfatto. Per fortuna, oltre ad esso, da tre anni c'è la buonissima serie TV: non perdetevi nemmeno quella.

4/4


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