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Bright, la magia per le strade di Los Angeles

Bright è quel tipico film che genera amore incondizionato da parte del grande pubblico, e odio scriteriato da parte della critica. Quando questa è la situazione, si sa che la verità sta nel mezzo. In giro si trova chi lo definisce persino "peggior film del 2017", una vera esagerazione se si considera che nel medesimo anno è uscito 50 sfumature di nero. Quello che propone Bright è il solito film d'azione poliziesca alla Bad Boys, ma con forti sfumature fantasy che sforano nella critica sociale. La cosa che però delude è quanto non riesca ad essere efficace in nessuna delle tre cose.

Siamo in una versione del nostro mondo in cui le creature magiche, come fate, elfi ed orchi, sono sempre vissuti tra noi. Ad un poliziotto di Los Angeles, Ward (Will Smith) viene affidato come compagno Jakoby (Joel Edgerton), il primo agente orco della storia. La discriminazione, nel distretto, è all'ordine del giorno, e gli orchi sono particolarmente detestati. I due si ritrovano, loro malgrado, coinvolti in un complotto ordito da un gruppo di elfi, noti come Inferni, che vogliono risvegliare il "Signore Oscuro" e dominare il mondo. Capitanati da Leilah (Noomi Rapace), sono alla ricerca della traditrice Tikka (Lucy Fry) in possesso di una pericolosa bacchetta magica.

David Ayer torna su tematiche già viste in Suicide Squad: la fiducia, la discriminazione, l'odio da parte dell'opinione pubblica. Tuttavia, riesce a compiere nuovamente gli stessi errori. Se nel film DC uno delle maggiori fonti di critiche era la debolezza della scrittura dei suoi personaggi, nonché la presenza di villain troppo potenti per i protagonisti, si direbbe che non ha imparato la lezione. Ward e Jakoby vorrebbero essere i due agenti divisi da una barriera razziale, che non si fidano l'uno dell'altro non tanto per eventi che hanno minato il loro rapporto (Jakoby, si dice, avrebbe fatto scappare un ladro orco che aveva sparato al compagno), ma per via del pregiudizio verso la razza del secondo. Invece, non sono altro che il solito duo di agenti con delle divergenze, che finiscono per aiutarsi nei momenti difficili come fossero migliori amici. Ward, infatti, non si fida di Jakoby, ma al contempo si rifiuta di farlo cacciare dagli affari interni perché non sarebbe giusto. Cosa ci dice questo di lui? Che è un uomo giusto? O che ha un modo contorto di pensare? Mi verrebbe da dire la seconda.

La creazione di Netflix, dall'altro lato, intrattiene, grazie a scene d'azione estremamente coinvolgenti e dinamiche, ma girate e montate in maniera molto grossolana. I continui rallenty e il montaggio ipercinetico rendono il tutto uno spettacolo gargantuesco, difficile da guardare, a livelli Michael Bay-eschi. Ci sono persino scene dedicate solo ad esplosioni, giusto per completare il paragone.
Il problema nasce anche dal fatto che interpreti come Rapace e Fry non sono adatte a questo tipo di scene, e nel caso della prima, coinvolta in diversi combattimenti, si nota particolarmente. Per sua sfortuna, non è solo di questo che si deve preoccupare: i suoi manierismi da villain eccessivi, uniti al trucco esagerato, rendono la sua Leilah un personaggio che ispira spesso risate, più che timore.

Uno degli aspetti che più infastidisce, però, è il modo in cui viene gestita la critica sociale da parte degli autori. Le intenzioni dello sceneggiatore Max Landis sono sicuramente lodevoli, ma non c'è praticamente una scena in cui non si tenti di porre l'accento sui problemi razziali e discriminatori di questo mondo magico - e quindi con il nostro. Alla lunga, diventa non solo seccante, ma anche vagamente offensivo per il pubblico il modo in cui si vogliono mettere a paragone i ricchissimi elfi, gli odiati orchi e gli umani, finiti nel mezzo. Per altro, il finale manda tutto a tarallucci e vino, dato che non avviene il riscatto sociale che ci si aspetterebbe da parte di Jakoby.

Bright è un film abbastanza brutto, che può risultare un divertente filler di due ore per le serate da passare con gli amici o per passare tempo senza impegno. Considerarlo al di fuori di queste possibilità è un buon modo per rovinarsi il momento della giornata scelto per la visione.

2/4

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