L'abitudine di adattare ogni possibile opera cinematografica in una serie TV è divenuta ormai fastidiosa. Tuttavia, le eccezioni degne di nota ci sono, e tra queste si fa notare senza dubbio Fargo, creata dallo sceneggiatore Noah Hawley e prodotta dai fratelli Coen, già autori del film originale. Suggestiva, impressionante, diretta con grande stile e in grado di ritagliarsi una propria identità, Fargo è probabilmente una delle migliori serie TV degli ultimi anni, per bellezza vicina a Breaking Bad e Ozark.
Sin dall'inizio, ci troviamo in un mondo molto simile a quello della creatura dei Coen. Siamo nel 2006 a Bemidji, vicino Fargo, e con personaggi molto simili: abbiamo per protagonista Lester Nygaard (Martin Freeman), un uomo mediocre e preso in giro da tutti, che un giorno incontra il sicario Lorne Malvo (Billy Bob Thornton). Un sadico manipolatore, Malvo uccide, col suo tacito assenso, un uomo che infastidiva Lester, coinvolgendolo così in una spietata serie di omicidi: a farne le spese saranno molte persone a lui vicine, costringendo gli agenti Solverson (Allison Tolman) e Grimsly (Colin Hanks) ad intervenire.
Già la sinossi palesa alcune somiglianze: un uomo mediocre che si caccia in qualcosa di molto più grande di lui, un criminale professionista, una poliziotta estremamente professionale e pronta all'orrore che la coinvolge. Spesso vedremo anche intere scene venire citate, già dal primo episodio, Il dilemma del coccodrillo, diretto da Adam Bernstein. Per bellezza e compiutezza, potrebbe venire persino considerato un film a sé.
Anche qui l'obiettivo è quello di mostrare un caso di cronaca nera da un punto di vista il più verosimile possibile, a partire dal messaggio, all'inizio di ogni episodio, che ci ricorda che questa "è una storia vera". A differenza dell'originale, però, la serie si prende alcune licenze, in certi casi lasciandosi andare a qualche piccolo cliché (specialmente con Lorne Malvo) che risultano cozzare con l'atmosfera.
Martin Freeman è il vero cuore della serie: l'attore inglese, oltre a mostrare ottima dimestichezza con l'accento americano, crea un personaggio sfaccettato e contraddittorio. Un uomo mediocre, senza infamia né lode, di cui per strada nemmeno vi accorgereste. A differenza però di Jerry Lundegaard, il suo Lester è un uomo che, messo alle strette, sa ingegnarsi, sa uscire fuori da una situazione difficile e persino trovare un certo successo. Forse, quella malizia che lo caratterizza con il passare della serie era sempre stata dentro di lui. Era necessaria l'attività di Malvo, che ricorda non poco il diavolo tentatore di marlowiana memoria, per farlo uscire allo scoperto. Thornton potrebbe aver creato uno dei personaggi più memorabili della TV, che pur non spiccando per complessità, rimane sicuramente un villain difficile da dimenticare.
Degno di nota anche Bob Odenkirk, che come già in Breaking Bad, si fa notare in un ruolo secondario che mette alla prova le sue qualità da caratterista: quello di Bill Oswalt, il distratto e ottuso capo della polizia di Bemidji, che mette alle strette la competenza della più preparata agente Solverton.
Le loro divergenze sono utili però per mostrare qual è il vantaggio della donna e del collega Grimsly, proveniente dalla vicina Duluth: spiccatamente intelligenti, i due riescono a leggere molto meglio la situazione rispetto a chi gli mette i bastoni tra le ruote. Sin da subito sono convinti che Lester sia coinvolto, ma sono bloccati da personaggi incapaci come Oswalt o il tenente Schmidt, capo di Grimsly. Dall'altro lato, Malvo riesce nei suoi propositi sfruttando individui chiaramente in possesso di scarse facoltà cognitive, o troppo sciocchi per rendersi conto di stare venendo presi in giro da un uomo che hanno loro stessi assunto, come Stavros Milos (interpretato da un ottimo Oliver Platt).
Fargo sceglie di non giocare la carta della nostalgia, né quella della copia pedissequa: prende quello che deve prendere, ma poi va per la sua strada. Innevata e insanguinata come quella percorsa dai Coen, ma al contempo nuova, un po' più accidentata ma ugualmente bella.
4/4
Sin dall'inizio, ci troviamo in un mondo molto simile a quello della creatura dei Coen. Siamo nel 2006 a Bemidji, vicino Fargo, e con personaggi molto simili: abbiamo per protagonista Lester Nygaard (Martin Freeman), un uomo mediocre e preso in giro da tutti, che un giorno incontra il sicario Lorne Malvo (Billy Bob Thornton). Un sadico manipolatore, Malvo uccide, col suo tacito assenso, un uomo che infastidiva Lester, coinvolgendolo così in una spietata serie di omicidi: a farne le spese saranno molte persone a lui vicine, costringendo gli agenti Solverson (Allison Tolman) e Grimsly (Colin Hanks) ad intervenire.
Già la sinossi palesa alcune somiglianze: un uomo mediocre che si caccia in qualcosa di molto più grande di lui, un criminale professionista, una poliziotta estremamente professionale e pronta all'orrore che la coinvolge. Spesso vedremo anche intere scene venire citate, già dal primo episodio, Il dilemma del coccodrillo, diretto da Adam Bernstein. Per bellezza e compiutezza, potrebbe venire persino considerato un film a sé.
Anche qui l'obiettivo è quello di mostrare un caso di cronaca nera da un punto di vista il più verosimile possibile, a partire dal messaggio, all'inizio di ogni episodio, che ci ricorda che questa "è una storia vera". A differenza dell'originale, però, la serie si prende alcune licenze, in certi casi lasciandosi andare a qualche piccolo cliché (specialmente con Lorne Malvo) che risultano cozzare con l'atmosfera.
Martin Freeman è il vero cuore della serie: l'attore inglese, oltre a mostrare ottima dimestichezza con l'accento americano, crea un personaggio sfaccettato e contraddittorio. Un uomo mediocre, senza infamia né lode, di cui per strada nemmeno vi accorgereste. A differenza però di Jerry Lundegaard, il suo Lester è un uomo che, messo alle strette, sa ingegnarsi, sa uscire fuori da una situazione difficile e persino trovare un certo successo. Forse, quella malizia che lo caratterizza con il passare della serie era sempre stata dentro di lui. Era necessaria l'attività di Malvo, che ricorda non poco il diavolo tentatore di marlowiana memoria, per farlo uscire allo scoperto. Thornton potrebbe aver creato uno dei personaggi più memorabili della TV, che pur non spiccando per complessità, rimane sicuramente un villain difficile da dimenticare.
Degno di nota anche Bob Odenkirk, che come già in Breaking Bad, si fa notare in un ruolo secondario che mette alla prova le sue qualità da caratterista: quello di Bill Oswalt, il distratto e ottuso capo della polizia di Bemidji, che mette alle strette la competenza della più preparata agente Solverton.
Le loro divergenze sono utili però per mostrare qual è il vantaggio della donna e del collega Grimsly, proveniente dalla vicina Duluth: spiccatamente intelligenti, i due riescono a leggere molto meglio la situazione rispetto a chi gli mette i bastoni tra le ruote. Sin da subito sono convinti che Lester sia coinvolto, ma sono bloccati da personaggi incapaci come Oswalt o il tenente Schmidt, capo di Grimsly. Dall'altro lato, Malvo riesce nei suoi propositi sfruttando individui chiaramente in possesso di scarse facoltà cognitive, o troppo sciocchi per rendersi conto di stare venendo presi in giro da un uomo che hanno loro stessi assunto, come Stavros Milos (interpretato da un ottimo Oliver Platt).
Fargo sceglie di non giocare la carta della nostalgia, né quella della copia pedissequa: prende quello che deve prendere, ma poi va per la sua strada. Innevata e insanguinata come quella percorsa dai Coen, ma al contempo nuova, un po' più accidentata ma ugualmente bella.
4/4

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