Nicholas Cage è uno degli attori più attivi a Hollywood. Solo nel 2011 ha preso parte a cinque film, un numero davvero sorprendente se si considerano gli standard degli interpreti più famosi. Si sa però che "quantità" spesso non corrisponde a "qualità". In effetti, con L'ultimo dei templari tenta di darcene una conferma. Il fantasy diretto da Dominc Sena, regista che già aveva lavorato con Cage con Fuori in 60 secondi, è un vero disastro, imbarazzante sotto numerosi aspetti.
Siamo nel quattordicesimo secolo, durante l'era delle crociate. Sir Behmen von Bleibruck (Nicholas Cage) ed il suo amico Felson (Ron Perlman) sono due cavalieri teutonici che combattono, con ben poca pietà, le orde di infedeli che abitano le terra santa. I numerosi massacri convincono Behemn, dopo una decina d'anni, a lasciare l'esercito assieme al compagno, e tornare in Austria. Qui i due vengono riconosciuti come crociati e gli viene proposto un lavoro: scortare una giovane donna (Claire Foy), accusata di stregoneria, sino ad un remoto monastero.
Film come questo sembrano considerare aspetti come scenografia, recitazione e fotografia inutili alla riuscita finale dell'opera. Quasi come se l'unica cosa che dovrebbe interessare allo spettatore fossero i combattimenti di spada tra i personaggi coinvolti. Qualcuno potrebbe persino chiudere un occhio, se quanto meno i suddetti duelli fossero organizzati come si deve.
Nelle scene iniziali, sembra quasi che Sena voglia cavalcare il successo di pellicole come 300, con scene di battaglia epicheggianti e frenetiche. Ahinoi, il ragazzo si impegna, ma non si applica. Quello che vediamo è un conflitto involontariamente comico, che sembra realizzato per un film amatoriale tra amici e degli sfondi così posticci da ricordare i green screen di fine anni '90.
Dopo le battaglie nel deserto, ci spostiamo in Europa e passiamo a The Witcher, con una scena che sembra addirittura citare il filmato iniziale del famoso videogioco del 2008. Ovviamente, senza rendergli giustizia. La qualità dei duelli di spade non migliora, e anzi, a causa di un montaggio confusionario e disarmonico, senza dubbio l'aspetto peggiore del film, bisogna faticare per poterli ritenere guardabili. Un vero problema, considerando che questo sarebbe un film d'azione.
Il peggio, poi, arriva nel finale, quando si uniscono al tutto effetti speciali incredibilmente modesti.
Se Cage risulta disastroso, complice anche un personaggio incoerentemente gestito, Perlman riesce a proporre timidamente qualcosa di decente. Il vero problema è rappresentato dagli altri interpreti, in primo luogo Robert Sheehan, nel ruolo del chierico Kay von Wollenbach: l'attore, celebre per Misfits, è completamente spaesato, come fosse fuori posto. Come quando credete di stare andando al matrimonio del vostro migliore amico, ma sbagliate chiesa e finite ad un funerale.
E' poi quasi scioccante scoprire che nel cast figura Christopher Lee, irriconoscibile a causa della peste e con il viso coperto da chili di trucco, forse una delle note più liete del film. Per quei pochi secondi in cui appare, va detto, funziona meglio della maggioranza del cast.
Ciò che però è davvero imbarazzante è la tematica anticlericale che serpeggia lungo lungo tutta la pellicola. Porre simili critiche va fatto in maniera saggia e ponderata. Qui viene proposto in maniera blanda e poco seria, e spesso persino incoerente: Behmen ci dice che lascia le crociate perché Dio non causerebbe la morte di tanti innocenti, per poi non solo trovarsi a lavorare per la chiesa, ma persino a vantarsi di aver ucciso "in nome di Dio" più uomini lui che chiunque altro. Se almeno Felson rifugge simili ragionamenti, Behmen non fa che continuare a ciarlarne a riguardo. Dopo un'ora e mezza, non giungiamo a nessuna vera critica: il sasso è lanciato, ma la mano, anzi tutto il braccio, è nascosto.
Oltretutto, viene da chiedersi il perché della traduzione italiana del titolo: in originale, Season of the witch ("La stagione della strega") contestualizzava perfettamente di cosa si andava a parlare. L'ultimo dei templari è invece un titolo ridicolo e fuorviante: Behmen non è né un templare (essendo un cavaliere teutonico) e non è decisamente l'ultimo (soprattutto perché accompagnato da un altro cavaliere, e quindi a questo punto sarebbero gli ultimi).
Anche il tentativo di vedere la pellicola come una commedia non intenzionale funzionerebbe. Probabilmente, nemmeno Tommy Wiseau avrebbe potuto proporre un prodotto tanto imbarazzante, incoerente e noioso. Rifuggite L'ultimo dei templari, specialmente se siete amanti del fantasy.
1.5/4
Siamo nel quattordicesimo secolo, durante l'era delle crociate. Sir Behmen von Bleibruck (Nicholas Cage) ed il suo amico Felson (Ron Perlman) sono due cavalieri teutonici che combattono, con ben poca pietà, le orde di infedeli che abitano le terra santa. I numerosi massacri convincono Behemn, dopo una decina d'anni, a lasciare l'esercito assieme al compagno, e tornare in Austria. Qui i due vengono riconosciuti come crociati e gli viene proposto un lavoro: scortare una giovane donna (Claire Foy), accusata di stregoneria, sino ad un remoto monastero.
Film come questo sembrano considerare aspetti come scenografia, recitazione e fotografia inutili alla riuscita finale dell'opera. Quasi come se l'unica cosa che dovrebbe interessare allo spettatore fossero i combattimenti di spada tra i personaggi coinvolti. Qualcuno potrebbe persino chiudere un occhio, se quanto meno i suddetti duelli fossero organizzati come si deve.
Nelle scene iniziali, sembra quasi che Sena voglia cavalcare il successo di pellicole come 300, con scene di battaglia epicheggianti e frenetiche. Ahinoi, il ragazzo si impegna, ma non si applica. Quello che vediamo è un conflitto involontariamente comico, che sembra realizzato per un film amatoriale tra amici e degli sfondi così posticci da ricordare i green screen di fine anni '90.
Dopo le battaglie nel deserto, ci spostiamo in Europa e passiamo a The Witcher, con una scena che sembra addirittura citare il filmato iniziale del famoso videogioco del 2008. Ovviamente, senza rendergli giustizia. La qualità dei duelli di spade non migliora, e anzi, a causa di un montaggio confusionario e disarmonico, senza dubbio l'aspetto peggiore del film, bisogna faticare per poterli ritenere guardabili. Un vero problema, considerando che questo sarebbe un film d'azione.
Il peggio, poi, arriva nel finale, quando si uniscono al tutto effetti speciali incredibilmente modesti.
Se Cage risulta disastroso, complice anche un personaggio incoerentemente gestito, Perlman riesce a proporre timidamente qualcosa di decente. Il vero problema è rappresentato dagli altri interpreti, in primo luogo Robert Sheehan, nel ruolo del chierico Kay von Wollenbach: l'attore, celebre per Misfits, è completamente spaesato, come fosse fuori posto. Come quando credete di stare andando al matrimonio del vostro migliore amico, ma sbagliate chiesa e finite ad un funerale.
E' poi quasi scioccante scoprire che nel cast figura Christopher Lee, irriconoscibile a causa della peste e con il viso coperto da chili di trucco, forse una delle note più liete del film. Per quei pochi secondi in cui appare, va detto, funziona meglio della maggioranza del cast.
Ciò che però è davvero imbarazzante è la tematica anticlericale che serpeggia lungo lungo tutta la pellicola. Porre simili critiche va fatto in maniera saggia e ponderata. Qui viene proposto in maniera blanda e poco seria, e spesso persino incoerente: Behmen ci dice che lascia le crociate perché Dio non causerebbe la morte di tanti innocenti, per poi non solo trovarsi a lavorare per la chiesa, ma persino a vantarsi di aver ucciso "in nome di Dio" più uomini lui che chiunque altro. Se almeno Felson rifugge simili ragionamenti, Behmen non fa che continuare a ciarlarne a riguardo. Dopo un'ora e mezza, non giungiamo a nessuna vera critica: il sasso è lanciato, ma la mano, anzi tutto il braccio, è nascosto.
Oltretutto, viene da chiedersi il perché della traduzione italiana del titolo: in originale, Season of the witch ("La stagione della strega") contestualizzava perfettamente di cosa si andava a parlare. L'ultimo dei templari è invece un titolo ridicolo e fuorviante: Behmen non è né un templare (essendo un cavaliere teutonico) e non è decisamente l'ultimo (soprattutto perché accompagnato da un altro cavaliere, e quindi a questo punto sarebbero gli ultimi).
Anche il tentativo di vedere la pellicola come una commedia non intenzionale funzionerebbe. Probabilmente, nemmeno Tommy Wiseau avrebbe potuto proporre un prodotto tanto imbarazzante, incoerente e noioso. Rifuggite L'ultimo dei templari, specialmente se siete amanti del fantasy.
1.5/4

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