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A. I. C. O. Incarnation, il revival della fantascienza giapponese anni '90

Se io vi dicessi che Netflix propone un anime che si rifà agli anime anni '90, e che vede tra le sue maggiori ispirazioni Ghost in the Shell, Evangelion e, soprattutto, Akira, voi probabilmente pensereste che vi sto parlando di un anime incredibile. Anzi, forse mi direste che potrebbe essere uno dei migliori mai fatti. Eppure, AICO Incarnation rimane un anime che, a visione ultimata, vi fa dire che tanto, davvero tanto di più poteva esser fatto. Che quello che avete visto è solamente la bozza di un'opera molto più grande ed importante.


Netflix punta sicuramente forte su AICO. Non a caso parliamo di un prodotto realizzato dallo studio Bones, autore di alcune delle migliori riduzioni animate dell'ultimo decennio: Fullmetal Alchemist: Brotherhood, Soul Eater e My Hero Academia sono forse gli esempi migliori. In effetti, il lato artistico è sorprendente: ottimi i disegni e soprattutto le animazioni, fluide e curate, ed il design dei personaggi, delle armi e delle tute dei "divers" è variegato e convincente. Non si vive, però, solo di apparenze: la trama di AICO è a dir poco confusa e difficile da comprendere. Spiegarvela potrebbe essere un problema: nel 2035, il Giappone è ridotto ad uno stato d'emergenza per via dello sviluppo di una sostanza nota come "materia maligna", nata a seguito di un incidente chiamato "Burst" avvenuto in un centro di ricerca. All'insaputa di molti, ciò è stato causato da un esperimento malriuscito: nel tentativo di salvare una ragazzina di nome Aiko Tachibana, ferita in un incidente stradale, si è tentato di trasferire il suo cervello in un corpo artificiale chiamato AICO (che sta per Artificial Intelligent Cellular Organism - Organismo intelligente, cellulare e artificiale). Tuttavia, il corpo originale avrebbe avuto una "crisi di rigetto" che avrebbe causato la nascita della sostanza. Un gruppo paramilitare sovversivo di "divers" (coloro i quali affrontano la "materia maligna") guidato da uno scienziato di nome Susumu Kurose ed un giovane di nome Yuya Kansaki convincono la Aiko artificiale ad avventurarsi con loro e raggiungere il luogo di origine del "Burst" in modo da porre fine alla crescita della "materia maligna".

Con poche sorprese, l'obiettivo di AICO è quello di proporre una riflessione su quanto un organismo artificiale possa considerarsi una creatura vivente o meno. La piccola Aiko artificiale vive una vita normale fino a quando incontra i divers di Kurose, che cominciano a mettere in dubbio "l'originalità" della sua esistenza. Lei è il doppio di un'altra persona, di una persona "vera". Alcuni membri del gruppo sembrano noncuranti della cosa, ed anzi, uno di essi, Kazuki, prova sin da subito dei sentimenti per lei. Altri, invece, tra cui proprio Kansaki, si rifiutano persino di considerarla una persona vera, mostrando totale disinteresse per la sua sorte e vedendola più come un oggetto, che un individuo. Questo permette lo sviluppo di situazioni inattese e spesso di conflitto tra i membri del team: non aspettatevi certo una squadra felice.

Dall'altro lato, ci sono i drammi di personaggi come Kyosuke Isazu, uno scienziato che ha lavorato al progetto che ha causato il "Burst" e che ha una figlia in coma da molti anni. I suoi vani e sempre più folli tentativi di risvegliarla finiranno col renderlo l'antagonista principale della serie. Anche qui, i creatori di AICO tentano di creare una situazione più difficile possibile: sebbene Isazu si porrà più volte tra i protagonisti e il loro obiettivo, rimane una figura per cui è semplice provare compassione. Il suo lutto lo rende realistico, vicino al pubblico.

La "materia maligna", che ricorda il mostruoso abominio di carne apparso nel finale di Akira, è a livello visivo uno degli elementi più impressionanti dell'intera serie. Disgustosa e ripugnante, la sostanza all'apparenza tumorale e putrida è animata con incredibile qualità, senza usare la ormai invadente e inopportuna CGI che di tanto in tanto fa capolino negli anime in tecnica tradizionale. Altro aspetto molto interessante sono le tute dei divers, che si rifanno con poche cerimonie alle plugsuit di Evangelion, così come alcune forme assunte dalla "materia maligna", che ricordano i mostruosi "angeli" della creazione di Hideaki Anno.

Pesa, però, in AICO la lunghezza dei tempi nello sviluppo della trama. Fatto non da trascurare se stiamo parlando di una serie di appena 12 episodi. Non solo: più volte mi sono trovato a mettere in discussione la coerenza stessa di ciò che veniva raccontato. Ad esempio, le forze di difesa giapponesi sembrano non avere alcun modo per fermare la "materia maligna", mentre i divers, seppure con qualche difficoltà, conoscono sin da subito modi per bloccarla e combatterla. Oppure, sembra che nessuno sia al corrente del fatto che Aiko sia un organismo artificiale o che sia lei la causa del "Burst", sebbene individui come Isazu non possono non esserne a conoscenza.
Mi sono serviti circa nove episodi prima di avere le risposte ad alcune domande sulla credibilità di ciò che vedevo, ma anche alla fine alcune di esse non hanno ricevuto risposta.
Non contribuisce, inoltre, un doppiaggio italiano non all'altezza.

AICO Incarnation è un anime che vorrebbe osare e vorrebbe davvero farsi notare, ma ci riesce solo in parte. Eccelle senza dubbio per la bellezza della sua forma, ma quando si prova a dare un'occhiata più approfondita, quello che ne esce fuori vi lascia con una smorfia insoddisfatta. A pensarci, è davvero un peccato.

3/4

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