Vedere Fruit Chan, Park Chan-Wook e Takashi Miike lavorare allo stesso film è come avere una pizza per primo, una fiorentina per secondo e una cheesecake ai frutti di bosco come dessert. Three... Extremes, raccolta di tre corti a tema horror, però, è più una competizione, che una collaborazione. Analizzando tre diversi temi del film d'orrore, i tre cineasti asiatici, ognuno proveniente da una differente scuola, propone una storia originale e unica nel suo genere.
Fruit Chan, in rappresentanza di Hong Kong, propone Dumplings, in cui Mrs. Li (Miriam Yeung), una attrice ritirata ormai avanti con l'età, conosce Zia Mei (Bai Ling), una donna che mantiene la propria giovinezza grazie ad una ricetta molto particolare: ravioli a base di feto umano. Il sud-coreano Park Chan-Wook, invece, si esibisce con il più teso Cut, in cui un regista (Lee Byung-Hun) e sua moglie (Kang Hye-Jung) vengono presi in ostaggio da un vendicativo attore (Im Woo-He). Infine, il giapponese Takashi Miike è autore di Box, in cui Kyoko (Kyoko Hasegawa), una scrittrice, è tormentata da un sogno in cui viene uccisa da un uomo che ricorda suo padre (Atsuro Watabe), molto simile ad un uomo che le fa spesso visita (sempre Watabe). Inoltre, vede spesso il fantasma di sua sorella gemella Shoko (Yuu Suzuki), morta molti anni prima.
Per quanto differenti in stile e trama, i tre corti sembrano tutti collegati dai temi di vanità e innocenza. Fruit Chan mostra dei feti, bambini mai nati, venire sacrificati in una disgustosa pratica culinaria per mantenere la bellezza di una donna che vorrebbe l'attenzione del marito. In Cut, è l'innocenza del regista, un uomo incredibilmente buono, a causare l'odio dell'attore, che detesta la sua vita perfetta: ha una moglie bella e di successo, un lavoro da sogno ed ha potuto studiare in America. Una vita di cui ci si può vantare. Miike, infine, contrasta la purezza della sua protagonista alla turpitudine dei suoi crimini, causati dall'invidia e dalla volontà di stare al centro dell'attenzione del padre.
Al contempo, è forte la volontà dei tre autori di porre un occhio sulle contraddizioni della propria nazione, sui problemi che le affliggono. Chan mostra ospedali che favoriscono la compravendita di organi e feti, Chan-Wook ci parla di come in Corea del Sud molte persone siano decisamente povere, se paragonate al regista. Miike, invece, è il meno diretto dei tre, limitandosi a fare un piccolo riferimento al problema degli hikikomori: la protagonista vive barricata in casa, uscendo raramente.
L'erotismo e il sesso, pure, sono argomenti che collegano le opere dei tre. Mrs. Li vuole disperatamente gli occhi del marito, che la tradisce per via della sua vecchiaia. Zia Mei, invece, sembra particolarmente soddisfatta del suo corpo, apparendo quasi eccitata dalla sua bellezza, in scene dall'alto contenuto narcisistico. Il regista e la moglie, invece, sarebbero coinvolti in storie di sesso extraconiugale, anche se l'attore dice che "l'amore non è peccato". Il complesso di Elettra e i desideri incestuosi sono invece il fulcro attorno cui ruota Box, forse il più poetico e carico dei tre corti.
In effetti, se Chan e Chan-Wook puntano molto di più su un horror teso e sanguinario, Miike preferisce una storia di fantasmi, più delicata e inquietante. Sangue, morte e perversione animano i mondi dei primi due, mentre nell'ultimo c'è una sorta di purezza, garantita anche da lunghi e silenziosi piani sequenza. C'è molto del cinema di Lynch, una delle maggiori ispirazioni del giapponese.
Chan-Wook, dal canto suo, riprende i temi della sua trilogia della vendetta, con scene che sembrano rifarsi non poco ai suoi Oldboy e soprattutto Mr. Vendetta.
Un pugno nello stomaco al mainstream, un modo per flettere i propri muscoli e, allo stesso tempo, mettere in mostra le potenzialità del cinema asiatico. Ecco cos'era Three... Extremes, il cui successo ha per altro permesso a Fruit Chan di estendere il suo Dumplings in un film vero e proprio di 91 minuti.
Un appassionato di horror farà bene a non farsi sfuggire questa raccolta.
Dumplings: 3.5/4
Cut: 3.5/4
Box: 3/4
Fruit Chan, in rappresentanza di Hong Kong, propone Dumplings, in cui Mrs. Li (Miriam Yeung), una attrice ritirata ormai avanti con l'età, conosce Zia Mei (Bai Ling), una donna che mantiene la propria giovinezza grazie ad una ricetta molto particolare: ravioli a base di feto umano. Il sud-coreano Park Chan-Wook, invece, si esibisce con il più teso Cut, in cui un regista (Lee Byung-Hun) e sua moglie (Kang Hye-Jung) vengono presi in ostaggio da un vendicativo attore (Im Woo-He). Infine, il giapponese Takashi Miike è autore di Box, in cui Kyoko (Kyoko Hasegawa), una scrittrice, è tormentata da un sogno in cui viene uccisa da un uomo che ricorda suo padre (Atsuro Watabe), molto simile ad un uomo che le fa spesso visita (sempre Watabe). Inoltre, vede spesso il fantasma di sua sorella gemella Shoko (Yuu Suzuki), morta molti anni prima.
Per quanto differenti in stile e trama, i tre corti sembrano tutti collegati dai temi di vanità e innocenza. Fruit Chan mostra dei feti, bambini mai nati, venire sacrificati in una disgustosa pratica culinaria per mantenere la bellezza di una donna che vorrebbe l'attenzione del marito. In Cut, è l'innocenza del regista, un uomo incredibilmente buono, a causare l'odio dell'attore, che detesta la sua vita perfetta: ha una moglie bella e di successo, un lavoro da sogno ed ha potuto studiare in America. Una vita di cui ci si può vantare. Miike, infine, contrasta la purezza della sua protagonista alla turpitudine dei suoi crimini, causati dall'invidia e dalla volontà di stare al centro dell'attenzione del padre.
Al contempo, è forte la volontà dei tre autori di porre un occhio sulle contraddizioni della propria nazione, sui problemi che le affliggono. Chan mostra ospedali che favoriscono la compravendita di organi e feti, Chan-Wook ci parla di come in Corea del Sud molte persone siano decisamente povere, se paragonate al regista. Miike, invece, è il meno diretto dei tre, limitandosi a fare un piccolo riferimento al problema degli hikikomori: la protagonista vive barricata in casa, uscendo raramente.
L'erotismo e il sesso, pure, sono argomenti che collegano le opere dei tre. Mrs. Li vuole disperatamente gli occhi del marito, che la tradisce per via della sua vecchiaia. Zia Mei, invece, sembra particolarmente soddisfatta del suo corpo, apparendo quasi eccitata dalla sua bellezza, in scene dall'alto contenuto narcisistico. Il regista e la moglie, invece, sarebbero coinvolti in storie di sesso extraconiugale, anche se l'attore dice che "l'amore non è peccato". Il complesso di Elettra e i desideri incestuosi sono invece il fulcro attorno cui ruota Box, forse il più poetico e carico dei tre corti.
In effetti, se Chan e Chan-Wook puntano molto di più su un horror teso e sanguinario, Miike preferisce una storia di fantasmi, più delicata e inquietante. Sangue, morte e perversione animano i mondi dei primi due, mentre nell'ultimo c'è una sorta di purezza, garantita anche da lunghi e silenziosi piani sequenza. C'è molto del cinema di Lynch, una delle maggiori ispirazioni del giapponese.
Chan-Wook, dal canto suo, riprende i temi della sua trilogia della vendetta, con scene che sembrano rifarsi non poco ai suoi Oldboy e soprattutto Mr. Vendetta.
Un pugno nello stomaco al mainstream, un modo per flettere i propri muscoli e, allo stesso tempo, mettere in mostra le potenzialità del cinema asiatico. Ecco cos'era Three... Extremes, il cui successo ha per altro permesso a Fruit Chan di estendere il suo Dumplings in un film vero e proprio di 91 minuti.
Un appassionato di horror farà bene a non farsi sfuggire questa raccolta.
Dumplings: 3.5/4
Cut: 3.5/4
Box: 3/4

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