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Fullmetal Alchemist: Brotherhood, il sacrificio come base dell'umanità

All'inizio di Fullmetal Alchemist: Brotherhood, allo scopo di spiegare ad uno spettatore ignaro cosa significhi l'alchimia in questo mondo, viene raccontato del principio dello "scambio equivalente": non si può creare qualcosa senza sacrificare qualcos'altro del medesimo valore. Se vuoi creare una spada d'acciaio pesante cinque chili, devi avere cinque chili di acciaio a disposizione, da trasformare nell'arma. Senza sacrificio, in altre parole, non si ottiene nulla: perché quei cinque chili di acciaio smetteranno di esistere in quella forma, una volta divenuti una spada.
Il sacrificio, di fatto, è ciò che sta alla base dell'intero franchise di Fullmetal Alchemist, creato inizialmente come manga da Hiromu Arakawa. Brotherhood è la sua seconda riduzione animata, dopo che la prima era stata criticata per le divergenze col materiale originale e per l'avere, per tanto, un finale diverso. Con stile e sagacia, rende giustizia all'opera di riferimento.

Prima di iniziare, occorre specificare che ho guardato l'intera opera doppiata in giapponese. 

Siamo in un mondo simile al nostro agli inizi del '900, in cui l'alchimia, invece della scienza, si è sviluppata maggiormente. I nostri protagonisti sono Edward e Alphonse Elric, due fratelli noti per le loro abilità nella materia: Ed è addirittura divenuto "alchimista di stato", grado di una certa importanza nell'esercito della nazione di Amestris, ad appena 12 anni. E' soprannominato "alchimista d'acciaio" perché ha un braccio ed una gamba sostituiti da protesi metalliche. Il fratello, invece, genera sempre curiosità poiché va in giro in armatura. E' per molti scioccante poi scoprire che, in realtà, Alphonse è l'armatura stessa.
Abbandonati dal padre in tenera età, a seguito della morte della madre i due tentano di riportarla in vita: un esperimento proibito, che portò via una gamba ad Edward, e l'intero corpo ad Alphonse. Per salvare almeno la sua anima, Ed sacrifica un braccio, e la lega ad un'armatura. Da allora, i due vivono per riottenere i loro corpi.

Ed e Al non sono, ovviamente, i soli alchimisti in questo mondo. Ci sono anche Roy Mustang, detto "alchimista di fuoco", e la sua amica ed alleata Riza Hawkeye. Ci sono meccanici come Pinako Rockbell, che ha costruito le protesi (dette "automail") di Ed, e sua figlia Winry, entrambe amiche di famiglia degli Elric. Ci sono individui buffi come Alex Louis Armstrong, "alchimista nerboruto" o lo stretto collaboratore di Mustang Maes Hughes. Tutti personaggi nei quali è immediatamente visibile una certa umanità, e che sembrano possedere caratteristiche assolutamente positive.
Tuttavia, nel mondo di Fullmetal Alchemist sono presenti, naturalmente, individui malevoli: gli homunculi, creature pseudo-umane artificiali ed apparentemente immortali, sono i principali antagonisti. Portano il nome dei sette vizi capitali in lingua inglese: tra i più riconoscibili vi sono certamente la bella ma letale Lust, l'ingannevole Envy e l'affamato Gluttony. Se, però, la loro malvagità è dovuta alle perverse circostanze della loro nascita, altro non si può dire di personaggi come Solf J. Kimblee e Shou Tucker. I due sono totalmente umani, e non si fanno alcun problema a terminare vite altrui. Allora, cos'è davvero l'umanità?

In un anime in cui ci sono umani artificiali e anime confinate in armature, questa domanda è fondamentale. E' qualcosa che si sviluppa col tempo? O la si possiede dalla nascita? La si può perdere?
Sembra quasi, in questo mondo, che più sia ampio il sacrificio che si compie per non perderla, più sia bruciante la propria umanità. Gli Elric si rifiutano categoricamente di uccidere altre persone, tentano invece di creare rapporti, di costruire amicizie, e fino alla fine si rifiutano di cedere. La cosa li condurrà a situazioni estremamente difficoltose, in cui però sarà proprio la forza delle loro convinzioni a salvarli. Dall'altro lato, chi cede sempre di più alla violenza e lascia andare la propria umanità, sembra solamente destinato ad andare più a fondo in un mare di dolore: è in questo contesto che si inserisce il personaggio di Scar.

Scar, infatti vuole vendicare la sua gente, ed è questo che ci porta ad un'altra delle più grosse tematiche dell'anime: la guerra, e le sue vittime. Se spesso appare che la lotta e la guerra siano come glorificati in un'opera di questo genere, in Fullmetal Alchemist la condanna al conflitto armato è netta. E' la guerra, è il massacro degli ishvaliani, il suo popolo (che sembra ricordare le circostanze del genocidio armeno), che conducono Scar alla violenza. Sangue porta sangue. Per fortuna, anche in questo caso ci sono uomini che si dirigono in senso opposto: Mustang vuole diventare Comandante Supremo dell'esercito proprio per arrestare i massacri e le inutili morti portate dalle mire espansionistiche e violente del suo paese.

Non crediate, però, che Fullmetal Alchemist sia un anime così impegnato da dimenticare di intrattenere. L'umorismo è forte ma mai fuori posto, e anche nelle scene più importanti riesce a non disturbare. Sotto questo aspetto, forse siamo di fronte ad uno degli anime più divertenti che abbia visto: raramente ho riso così di gusto come in Brotherhood. Alcuni personaggi, in effetti, come il Maggiore Armstrong sono perfetti comic relief, mentre altri riescono ad alternarsi efficacemente, come Ling. Inoltre, grazie ad una cura maniacale delle animazioni, i combattimenti saranno sempre fluidi e adrenalinici. Anche solo il primo episodio, con lo scontro tra gli Elric e l'alchimista di ghiaccio (creato appositamente per la serie), è sufficiente a imporre l'alto standard qualitativo che rimarrà invariato per il resto della serie.

Se cercate un anime ricco d'azione, ma che al contempo proponga anche qualche contenuto, Fullmetal Alchemist: Brotherhood fa per voi.  Gli Elric e gli homunculi mi hanno condotto per un bellissimo viaggio, e chissà che prima o poi non lo affronti di nuovo.

4/4




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